Sacrari

Il Tempio Ossario di Mussoi

L’Ossario in località Mussoi, alla periferia di Belluno, a poca distanza dalla caserma Salsa-D’Angelo e di fronte alla casa natale del papa Gregorio XVI, nel 1936-37 fu costruita una chiesa dedicata ai Caduti bellunesi della Grande Guerra e integrata nel convento dei Padri Cappuccini.

Il progetto fu redatto dall’architetto bellunese Alberto Novello Alpago.
Passato il tormentato periodo bellico il Tempio fu dedicato alla Immacolata Concezione di Maria Vergine e consacrato il 4 ottobre 1946 dal vescovo di Belluno e Feltre mons. Girolamo Bortignon.

Divenne poi parrocchia nel 1956 con la visita del Vicario generale della Diocesi di Feltre e Belluno mons. Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I.

Nel 1949 la facciata fu abbellita dall’affresco della Pietà e si provvide all’ampliamento del sottocoro. 

L’edificio presenta un grande portale d’accesso in bronzo su cui si leggono i nominativi dei 411 Caduti i cui resti sono tumulati in due cappelle laterali in loculi nominativi, chiusi con piccole lastre di marmo.

Nella cappella di sinistra si trova un altorilievo in bronzo a ricordo del sergente aviatore Arturo Dell’Oro, Medaglia d’Oro al Valor Militare, caduto sui cieli di Belluno il 1° settembre 1917, mentre in quella di destra una targa ricorda le gesta dell’avvocato Jacopo Tasso, patriota fucilato dagli Austriaci il 10 aprile 1949 a Treviso.

Le campane della chiesa sono state realizzate con il bronzo di cannoni recuperati sui campi di battaglia. Ogni sera i loro rintocchi ricordano i Caduti.

Il Sacrario di Pian di Salesei

In Comune di Livinallongo del Col di Lana-Fodóm ai piedi del monte dove nell’aprile 1916 scoppiò una gigantesca mina italiana nel tentativo di liberare la strada verso nord.

Costruito al posto di un già esistente cimitero militare del 1922, è opera dell’arch. Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni che crearono un manufatto originale rispetto agli altri Sacrari per accogliere le spoglie di tutti i soldati seppelliti nei piccoli camposanti dolomitici sul Col diLana e in Marmolada.

La costruzione consiste in una muratura aperta che ospita i loculi dei 685 caduti noti (tra cui 19 austro-ungarici). Su ogni loculo la scritta Presente accompagna generalità e ruolo militare ricoperto dal Caduto.

La muratura appare come una gigantesca croce individuabile solo dall’alto. Alla fine del percorso sorge una cappella, unica testimonianza del vecchio cimitero del 1922. Qui si trovano le formelle di una Via Crucis e la tomba che raccoglie le spoglie dei militari rimasti senza nome. 

Lungo il viale di accesso si notano 14 cippi che recano il nome di altrettanti campi di battaglia viciniori.

Il Sacrario è proprietà demaniale dello Stato e dipende dal  Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra.

È raggiungibile in auto (A27 Venezia-Belluno, uscita Pian di Vedoia, proseguimento sulla SS 51 per 75 km), in treno (stazione di Calalzo di Cadore, 70 km), in aereo (aeroporto Venezia, 200 km).

INFO: tel. 0423-544840 – cimagrappa@onorcaduti.difesa.it

Il Sacrario Rifugio delle Vittorie al Col Visentìn

Il Rifugio Budden al Col Visentìn, poi delle Vittorie, costruito nel 1900, fu distrutto dall’invasore austro-tedesco nel 1917. 

Fu ricostruito nel 1939/40 ad opera dei montagnini del col. Antonio Norcen, comandante del 5° Artiglieria Alpina, che volle dedicarlo alla memoria dei caduti del Reggimento nella Grande Guerra e in terra africana. 

Si aggiunsero poi i caduti in Albania, Montenegro e Russia durante la 2a guerra mondiale. 

Una prima inaugurazione avvenne nel 1941, quella ufficiale nel 1946 e una terza nel 1968 dopo l’incendio che lo distrusse nel 1964.

Nel sacello votivo c’è la bronzea effigie di Santa Barbara, copia di quella sparita dopo l’incendio del 1964 e donata da Donna Isi Protti, vedova del gen. Norcen, in occasione della reinaugurazione del 1968. 

L’effige è fusa nel bronzo di una batteria nemica catturata nella Grande Guerra e fu postanella saletta del Gruppo “Val Piave”. 

Ora è custodita dalla Sezione Alpini di Belluno per evitare che la statua “emigri per ignoti lidi” come lo fu per la precedente, scomparsa dopo l’incendio del 1964.

Nella sala grande c’erano gli stemmi in legno scolpiti dallo scultore Casagrande di Vittorio Veneto di tutti i comuni della Provincia di Belluno e di alcuni della Marca Trevigiana, in gran parte distrutti dall’incendio del 1964.

Gli stemmi furono rifatti nel 1968 dalle penne nere bellunesi.

C’era anche una credenza artisticamente lavorata a mano, una sorta di gioiello di famiglia. Tutto ciò è ora custodito nella sede A.N.A. in via Tissi 10 a Belluno.